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LA CALENDULA

La Calendula

Desclamer: Tutti i contenuti di queste schede sono notizie prese dal web e raccolta da me. Nulla di quello che è contenuto è di mia proprietà.

 

downloadLa Calendula è un genere di piante della famiglia delle Asteraceae, originario di Europa, Nord Africa e Medio oriente. Comprende 12 specie, tra le quali la più conosciuta è la Calendula officinalis. Il nome deriva dal latino Calendae, parola con la quale i Romani indicavano il primo giorno del mese, dato che fiorisce una volta al mese durante tutta l’estate.

SIGNIFICATO: La Calendula è usata per simboleggiare il dispiacere, la crudeltà, il dolore, la gelosia e una pena d’amore.

HABITAT: Quasi tutte le specie sono di area mediterranea. In Italia si trovano allo stato selvatico le specie C. arvensis e C. suffruticosa. La specie C. officinalis, coltivata ovunque per ornamento, può trovarsi spontanea e inselvatichita da 0 a 600 m sul livello del mare.

USI: Diverse specie di Calendula sono utilizzate come pianta ornamentale per decorare i giardini o in vaso sui terrazzi; alcune specie sono coltivate industrialmente per la produzione di fiori recisi.

I fiori di Calendula officinalis sono utilizzati come rimedio fitoterapico per le loro proprietà antispasmodiche e cicatrizzanti; in omeopatia viene consigliata anche in caso di ustioni, di cure dentarie e dopo il parto.

Utilizzate spesso anche in ambito gastronomico, per colorare piatti e insalate, nonché come succedaneo dello zafferano.

Pubblicato da lisoladiskyeblog

Blog Letterario che promuove e pubblicizza autori italiani di ogni genere nato nel 2015

Una risposta a “LA CALENDULA”

  1. […] <<CAPITOLO PRECEDENTE INFO & TRAMA 29. Un dolore che non guarisce Apatica. Per due lunghissime notti Galena era rimasta inerte con lo sguardo perso nel vuoto. Due infiniti e opprimenti lassi di tempo, che le erano scivolati tra le dita senza che lei se ne accorgesse, mentre fissava insofferente la neve che scendeva dal cielo. I candidi fiocchi avevano ricoperto ogni cosa e imbiancato tutto il paesaggio, rendendolo surreale e indefinito, avevano coperto tutto, anche le orme lasciate dal branco. Soffocata. Lenta, fitta, gelida, la neve era caduta e aveva ricoperto tutto, come le dita delle mani di morto, che si avvicinavano al suo corpo tremante, pronte a ghermirla e a stritolarle nella loro morsa. Galena non dormiva più, spaventata dalle immagini del volto di un cadavere che le sorrideva senza labbra, con le orbite vuote. Restava sveglia a fissare le ombre opprimenti della stanza, distesa a letto, come una bambola rotta, incapace di trovare la forza di spiegarsi il perché di tutto quello. Sola. Dopo il litigio con Sebastian, la giovane si era rintanata nella sua stanza al piano di sopra. Come catatonica, immobile a guardare fuori dalla finestra, si era avvolta nel piumone ma il gelo non l’abbandonava e si era alternato al caldo insopportabile. Le persone nella piazza si fermavano davanti al gazebo; alcune guardavano in alto, verso la finestra, ma nessuno si era avvicinato o aveva osato bussare alla porta del negozio. Nessuno dal retro era entrato nella cucina, né era salito su per le scale. Le tre donne avevano vinto, con il minimo sforzo: era bastato mettere un unico, minuscolo spiraglio di dubbio e Sebastian, che le aveva giurato amore e protezione, le aveva voltato le spalle. Stanca. All’alba del primo giorno si era svegliata in cerca di sollievo dal freddo. Il the preparato il giorno prima era rimasto a raffreddarsi sul ripiano della cucina. Quando l’aveva assaggiato, il sapore fu uno strano aroma incredibilmente amaro, non era riuscita a tenerlo in corpo. Tra le lacrime era corsa in bagno e aveva espulso il decotto. Solo dopo era tornata a letto, convinta che il suo fisico non fosse pronto al cibo. Non aveva ripetuto più il gesto insensato. I giorni successivi si era svegliata e era restata lì immobile in attesa del calar del sole, per poi rimettersi sdraiata al buio a guardare fuori dalla finestra, la città deserta, incapace di dormire. Angosciata. Per un’intera settimana non scese dal letto,  né in negozio, né tanto meno nelle serre. Il suo corpo rifiutava ogni nutrimento, in favore di una lenta e totale privazione, tranne che per il forte vuoto nel petto, costante e prepotente. Sua nonna le aveva lasciato la ricetta a base di calendula, il decotto utile per calmare le anime tormentate dal dolore. Galena non aveva la forza di alzarsi e alla fine non preparò la bevanda. Il Grimorio giaceva al fondo del letto chiuso; la magia della natura era inutile se colei che la possedeva non la meritava. Lei non meritava la saggezza antica, non aveva nessuno scopo che lei la praticasse. Abbandonata. CAPITOLO SUCCESSIVO>> SCOPRI IL FIORE […]

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