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MIRTO

Il Mirto

 

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Il Mirto (Myrtus communis L., 1753) è una pianta arbustiva della famiglia delle Myrtaceae, tipica della macchia mediterranea e  sempreverde.

SIGNIFICATO: Amore tradito.

DESCRIZIONE: Ha portamento arbustivo o di piccolo alberello, alto da 50 a 300 cm, molto serrato. La corteccia è rossiccia nei rami giovani, col tempo assume un colore grigiastro.

Ha foglie opposte, persistenti, ovali-acute, coriacee, glabre e lucide, di colore verde-scuro superiormente, a margine intero, con molti punti traslucidi in corrispondenza delle glandole aromatiche.

I fiori sono solitari e ascellari, profumati di colore bianco o roseo. Hanno simmetria raggiata, con calice gamosepalo e corolla dialipetala. L’androceo è composto da numerosi stami ben evidenti per i lunghi filamenti. L’ovario è infero terminante con uno stilo semplice, confuso fra gli stami e un piccolo stimma. La fioritura ha luogo da maggio a luglio. Un evento piuttosto frequente è la seconda fioritura che si può verificare da agosto a settembre e, con autunni caldi, in ottobre.

I frutti sono bacche di colore nero-azzurro, rosso-scuro o più raramente biancastre, con numerosi semi reniformi. Maturano da novembre a gennaio persistendo per un lungo periodo sulla pianta.

Ne esistono numerose varietà coltivate a scopo ornamentale con foglie dalle eleganti striature colorate di bianco-crema e fiori profumatissimi.

Il mirto è una pianta rustica, si adatta abbastanza ai terreni poveri e siccitosi, ma trae vantaggio sia dagli apporti idrici estivi sia dalla disponibilità d’azoto manifestando uno spiccato rigoglio vegetativo e un’abbondante produzione di fiori e frutti. Vegeta preferibilmente nei suoli a reazione acida o neutra, in particolare quelli a matrice granitica, mentre soffre i terreni a matrice calcarea.

COLTIVAZIONEL’interesse economico che sta riscuotendo questa specie in Sardegna ha dato il via negli anni novanta ad un’attività di miglioramento genetico che ha selezionato oltre 40 varietà fino al 2005. Lo scopo principale è la produzione di bacche da destinare alla produzione del liquore di mirto, tuttavia è in corso anche un’attività di screening finalizzata alla produzione dell’olio essenziale.

Fra le caratteristiche morfologiche, fenologiche e produttive rientrano la forma e la pezzatura delle bacche, la dimensione dei semi, la vigoria della pianta, la pigmentazione dell’epicarpo, carattere fondamentale per produzione del liquore, la produttività, la percentuale di radicazione (carattere fondamentale per la moltiplicazione per talea) e, infine, la predisposizione alla rifiorenza, carattere ritenuto negativo ai fini della produzione delle bacche.

La riproduzione per seme è consigliata per un’attività amatoriale da eseguire in ambito domestico. Le piante ottenute da seme sono meno vigorose e difficilmente entrano in produzione prima dei quattro anni. La semina va fatta nel periodo di maturazione delle bacche, nei mesi di dicembre-gennaio, in quanto i semi perdono ben presto il potere germinativo. Per realizzare un piccolo semenzaio si può utilizzare una cassetta da riempire con terriccio. Si sbriciolano le bacche semiappassite, distribuendo uniformemente il seme con una densità di 3-4 semi per centimetro quadrato e ricoprendolo con uno strato leggero di terriccio, dopo di che ci si deve preoccupare di irrigare frequentemente e moderatamente. La cassetta va mantenuta in un ambiente riparato, all’aperto nelle regioni ad inverno mite, in serra nelle zone ad inverno rigido. Le piantine vanno trapiantate in vasetti o in fitocelle della capacità di mezzo litro quando hanno raggiunto un’altezza di 4–6 cm.

USIPer il suo contenuto in olio essenziale, tannini e resine, il MIRTO è un’interessante pianta dalle proprietà aromatiche e officinali. Al mirto sono attribuite proprietà balsamiche, antinfiammatorie, astringenti, leggermente antisettiche pertanto trova impiego in campo erboristico e farmaceutico per la cura di affezioni a carico dell’apparato digerente e del sistema respiratorio. Dalla distillazione delle foglie e dei fiori si ottiene una lozione tonica per uso eudermico. La resa in olio essenziale della distillazione del mirto è alquanto bassa.

Il prodotto più importante, dal punto di vista quantitativo, è rappresentato dalle bacche, utilizzate per la preparazione del liquore di mirto ottenuto per infusione alcolica delle bacche attraverso macerazione o corrente di vapore. Un liquore di minore diffusione è il Mirto Bianco, ottenuto per infusione idroalcolica dei giovani germogli, erroneamente confuso con una variante del liquore di mirto ottenuto per infusione delle bacche di varietà a frutto non pigmentato.

GIARDINAGGIOL’abbondante e suggestiva fioritura in tarda primavera o inizio estate o la presenza per lungo tempo delle bacche nel periodo autunnale rendono questa pianta adatta per ravvivare i colori del giardino come arbusto isolato, allevato a cespuglio o ad alberello. L’utilizzazione più interessante del mirto come pianta ornamentale è tuttavia la siepe: in condizioni ambientali favorevoli è in grado di formare una fitta siepe medio alta in pochi anni. Le foglie, relativamente piccole, e la notevole capacità di ricaccio vegetativo lo rendono adatto a formare siepi modellate geometricamente con la tosatura, ma può anche essere allevato a forma libera e sfruttare in questo caso lo spettacolo suggestivo offerto prima dalla fioritura poi dalla fruttificazione.

CURIOSITA’: L'”Orto del Mirto” è un settore dell’Orto botanico di Pisa, così denominato per la presenza di un vetusto esemplare di Myrtus communis, che ospita circa 140 specie di piante officinali.

L’impiego fitocosmetico del mirto risale al medioevo: con la locuzione di Acqua degli angeli, s’indicava l’acqua distillata di fiori di mirto.

Nella tradizione gastronomica sarda il mirto è un’importante condimento per aromatizzare alcune carni: i rametti sono tradizionalmente usati per aromatizzare il maialetto arrosto, il pollame arrosto o bollito e soprattutto sa taccula o grivia, un semplice ma ricercato piatto a base di uccellagione bollita. L’uso del mirto come aroma per le carni non è comunque una prerogativa esclusiva dei sardi.

La popolarità di cui gode questa pianta in Sardegna è notevole al punto che questa pianta è oggetto di consuetudini consolidate. In autunno presso i mercati civici e gli ambulanti si trovano facilmente le bacche di mirto pronte per essere messe in macerazione per la preparazione casalinga del liquore. Lo stesso liquore è ormai diventato il digestivo per eccellenza offerto nei ristoranti al termine del pasto. Infine, i rametti di mirto sono frequentissimi come ornamento nei banchi delle macellerie e delle rosticcerie. La popolarità ha ispirato la ricerca negli ultimi anni di nuove utilizzazioni in campo alimentare che però non hanno riscosso grande successo. In particolare si citano il thè freddo al mirto e il gelato al gusto di mirto.

Il mirto è bottinato dalle api per ottenere il polline. Il miele monoflora di mirto è piuttosto raro. Trattandosi di una specie comunemente presente in associazioni fitoclimatiche questa pianta contribuisce alla produzione del miele millefiori o di altri mieli monoflora.

Nell’antichità, il mirto era pianta sacra a Venere, in quanto si riteneva che la dea, appena nata dalla spuma del mare, si fosse rifugiata in un boschetto di mirti.

Pubblicato da lisoladiskyeblog

Blog Letterario che promuove e pubblicizza autori italiani di ogni genere nato nel 2015

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