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La Notte degli Dei

Autore: Faith_Bella / Galena Caehn de Lorhon

Titolo: La notte degli dei

Numero parole: 8000 (spazi compresi)

Genere: Fantasy, Sovrannaturale

Avvertimenti: Storia di un capitolo, per tutti i generi di lettori. Non contiene scene per un pubblico maggiorenne. (Rating verde)

 Trama: E’ una notte qualsiasi nella Terra dei cinque fiumi. Eppure non lo è affatto e, ognuno a modo loro, i 5 Re scopriranno cosa riserva loro il futuro proprio stanotte.

Note: 1. La storia fa parte della sfida di scrittura creativa indetta dal Raynor’s Hall e aderisce al Bando V con tema “il ricordo”. Termine di consegna delle storie 05/01/2016. La storia è pubblicata anche su EFP.

3. I nomi presenti sono inventati da me, quindi come il resto sono coperti da Copyright

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LA NOTTE DEGLI DEI

Nessun uomo che dopo, poté non ricordare con terrore quella che dai superstiti venne soprannominata “La notte degli Dei”.
Per tutto l’anno precedente, sulla Terra dei Cinque Fiumi non si era vista una singola goccia di pioggia; sebbene la Terra di Kou fosse famigerata per essere arida e torrida e a nord di Puerth, nei regni di ‘Rret e Aka, vi fosse il letto del fiume, con i suoi due grandi laghi e la sua foce, nessuno degli abitanti si era aspettato che i venti del Sud non soffiassero le provvidenziali nuvole e che poi tutto cambiasse proprio in quella notte.
Quando finalmente il potere di Yaha si destò dal tepore del sonno, tutta la Terra dei Cinque Fiumi venne colta alla sprovvista dalla sua ira.
I primi a pagarne le conseguenze furono i cortigiani al seguito di Re Aos. Egli era in viaggio per raggiungere il castello della sua promessa sposa e quella nefasta notte divenne segno di sventura.
Il temporale aveva raggiunto la sua potenza massima proprio al tramonto; Durante tutto il giorno la pioggia aveva inzuppato le vesti dei viaggiatori che si erano imbevute come spugne, ma quando il cielo era divenuto nero, tutto era peggiorato.
Insieme alla notte era calata anche la temperatura e, nella scorta che accompagnava il futuro re, era iniziato il malcontento e la paura. Erano guerrieri di Aka, sapevano quando potesse essere feroce e temibile la sua rabbia.
Fu quando la neve iniziò a cadere fitta, che la volontà degli uomini esaurì definitivamente e, nel momento in cui si alzò il rabbioso vento del Nord, si piegarono anche i guerrieri più valorosi.
Re Aos dovette cedere all’impossibilità di proseguire il viaggio e lasciò che la carovana si fermasse nella radura riparata.
Aos era determinato dalla stoltezza della gioventù e dalla curiosità di vedere il volto della sua sposa, ma nel rifugio che i suoi armigeri avevano allestito, non poté negare di provare qualche remora nell’eventualità di passare la notte accampato. Egli era destinato a diventare uno dei quattro Re che reggevano l’equilibrio prezioso del loro mondo e aveva passato la sua vita ad apprendere l’arte di piegare la mutevole Aka.
Quel temporale per lui era la rappresentazione del suo fallimento e della sua incapacità di contenere il potere. Quella consapevolezza divenne per lui la rappresentazione di quanto fosse inadatto ad essere Re; per sua fortuna nessuno dei presenti era abbastanza in forze per protestare e tutti si limitarono a chiedere la protezione all’Addad che li accompagnava.
Anche il giovane AbilUr era spaventato dalla forza con cui Aka si era risvegliata e, ad ogni tuono e lampo nel cielo, chinava il capo sotto al suo mantello bianco, restando inginocchiato a terra sotto alla folta chioma degli alberi. Pregava ininterrottamente che quella notte passasse e che nessuno di loro perisse, poiché conosceva la devastante e potente forza ancestrale degli elementi.
Aka terminò il suo silenzio rovesciando tanta neve da sommergere ogni cosa, Yaha soffiò e divenne una tormenta furiosa e ‘Rret chiuse ogni possibilità di riparo al popolo, franando sassi e terra. L’ultimo ad abbandonarli fu Kou, che prima illuminò la notte con lingue di fuoco, ma poi fedele al suo animo volubile e arrogante, si unì alle sue sorelle.
Aos e la sua Corte passarono così una notte senza un fuoco per scaldarsi e rinvigorire gli animi, AbilUr era l’unico che pregava gli Dei di tornare a proteggerli, ma il giovane Addad, come tutti ignorava il perché di quella rivolta.
A un mese di distanza, nella terra di Kou, i vulcani si ridestarono dal lungo sonno quella stessa notte. Nel suo palazzo di pietra lavica, Re Qamon venne destato dal terremoto e dalla temperatura saliva in modo anomalo, quando uscì dal terrazzo e vide il fiume di fuoco che sgorgava dai fianchi delle montagne il suo primo pensiero fu che quella era la notte in cui Kou lo avrebbe eretto a Dio.
Il primo pensiero della Regina Utultar, invece, fu di salvare i suoi figli, mandandoli immediatamente fuori dalla città e ordinando di condurli a verso Bilauk.
Il suo consorte si arrabbiò molto con lei nello scoprirlo poco dopo, la minacciò di tradimento e la chiuse nelle sue stanze con le sue ancelle, costringendo il resto dei servi a seguirlo, nella folle convinzione di essere l’unico a poter fermare il fiume di fuoco.
Fu così che l’Addad, Abil-Besus, dovette viaggiare sotto una pioggia di fuoco e cenere fino alle terre più aride. Durante tutto il viaggio al giovane Principe Shuqamuna e ai suoi due fratelli dovette raccontare che il loro padre era l’unico uomo a non avere paura di Kou, perché egli era ne era stato baciato alla nascita e di conseguenza lo avrebbero rivisto molto presto.
Qamon morì arso vivo nel tentativo di fermare la lava che sommerse la valle di Kayah, convinto di essere così potente da impedire al mare di fuoco di trascinare con sé tutto il suo esercito e la sua Corte. In tutto il Regno la verità su quella notte venne sussurrata a fior di labbra: egli era impazzito dalla vista della lava; eppure ad alta voce nessuno negò mai che fosse stato un guerriero valoroso, spaventati dall’idea che lui risorgesse e si vendicasse.
Nel Nord più estremo, lontano da tutto questo, fu la Regina Ardiea che sentì per prima l’imminente arrivo della catastrofe. Quella mattina il suo bicchiere di acqua purissima era diventato torbido al solo tatto e per tutto il giorno i flutti del lago, che circondava il suo palazzo, erano stati nervosi.
Gli abitanti di Oampha erano accorsi, il cielo a Sud era grigio e a Ovest, oltre le montagne si alzava il fumo nero della morte. I segnali erano chiarissimi, ma fu quando ricevette un messaggio dal Tempio sulle montagne sacre che la Regina comprese di avere pochissimo tempo per salvare se stessa e il suo popolo.
Prima del calar del sole tutto il Regno aveva ricevuto l’ordine di recarsi al tempio di Sheshan, nessuno dove restare vicino alla costa, Aka si sarebbe svegliata e il risultato non sarebbe stato piacevole; eppure pochi seguirono l’editto, preferendo restare al sicuro nelle loro case.
Così, quando le nuvole di tempesta emersero dalle montagne, sospinte dalla furia di Yaha, molti vennero sorpresi dalla neve, dalla tormenta e dalle frane. Le onde dalla costa si alzarono così alte da sommergere tutto fino alle colline e solo i pochi che ascoltarono la saggia Ardiea si salvarono.
Fu così che la Terra dei Cinque Fiumi visse la notte in cui gli Dei si armarono per salvare Tires, il quinto tra loro, il più fragile, il più volatile, ma anche il più antico.
Nessun uomo, donna o bambino che superò la quella terribile notte seppe mai perché gli Dei si svegliarono dopo un così lungo sonno, ma non dimenticarono mai cosa successe loro.
I morti furono centinaia, sia tra i poveri che nei castelli, nessuno venne risparmiato, molte città vennero spazzate via e dalle montagne caddero grossi massi che impedirono l’accesso al Tempio di Tires per mesi.
Eppure nella Terra dei Cinque Fiumi qualcuno trascrisse di quella notte per quello che fu davvero, che non ebbe bisogno di pregare gli Dei o di mettersi in salvo, poiché egli sapeva.
Quando il sole calò sul Tempio Sacro, l’Addad AbilSuzku appoggiò la piuma sul leggio e smise di scrivere le Cronache. Ormai era giunta la fine, al sorgere del sole il Sacro Equilibrio sarebbe stato rotto per sempre e lui non poteva fare nient’altro.
Aveva compiuto il suo dovere, aveva scritto la verità sul grande libro e ora avrebbe raggiunto i suoi compagni e avrebbe pregato con loro che la morte li raggiungesse presto.
E così avvenne.
Non appena il vecchio Addad si sedette in ginocchio nella grande sala, insieme al resto dei monaci dello Spirito, l’ombra della morte si avventò su di loro, un pugnale brillò alla luce della luna di sangue e la sua lama colorò le pietre del Tempio di morte.
Il ricordo di quella notte nella Terra dei Cinque Fiumi fu confuso, nessuno seppe mai con precisione chi, cosa o come, finché un giovane uomo non salì la montagna sacra e trovò il cumulo di cadaveri disposti in cerchio e nel mezzo un vecchio libro, la cui ultima pagine era stata irrimediabilmente strappata via.

 

Pubblicato da lisoladiskyeblog

Blog Letterario che promuove e pubblicizza autori italiani di ogni genere nato nel 2015

4 Risposte a “La Notte degli Dei”

  1. E l’ultima pagina? Peccato T__T è più una “cronaca”, questa, che una storia vera e propria con personaggi che parlano eccetera. La mancanza del discorso diretto la fa sembrare appunto una vicenda ormai vecchia dal sapore di una leggenda, ma ho apprezzato molto. La terra dei cinque fiumi e i suoi abitanti sono stati travolti dai loro stessi dei, che altro non avevano da fare che svegliarsi proprio quella notte LOL in ogni caso, il tuo modo di scrivere è sempre eccellente, brava!

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