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INTERVISTA #38 – MICK GREY

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Bentornati amici e amiche al venerdì in cui sfidiamo voi autori a mettervi in gioco con le nostre domande. 😉

MICK GREY

 

Ciao Michy, benvenuta sull’isola di Skye. Grazie per averci dato l’occasione di conoscerti e porgerti qualche domanda.

Grazie a voi di avermi proposto quest’intervista!

Iniziamo dalle domande di rito…

– Chi sei? Una persona come tante, nata nel soleggiato Meridione e trapiantata nel Nord, che si ciba di libri, mostre, visite in luoghi storici o naturalistici. A volte in compagnia.

– Quando te lo si chiede tu dai una risposta standard. Se dovessi osare, che cosa risponderesti a noi? Almeno per un giorno mi fingerei uomo.

 – La tua paura più grande in questo momento qual è? Deludere le persone che credono in me.

– Descrivi te stesso attraverso:

un colore: verde

un profumo: vaniglia

un fiore: girasole

un animale: medusa

un luogo: dovunque ci sia il mare

un libro: Camere Separate (Tondelli)

una canzone: Somewhere over the rainbow

– Ti è mai capitato di attraversare un periodo in cui ti sentivi smarrita? Come hai fatto a superarlo? Ho preso del tempo per me e ho rimesso ordine, dedicandomi a ciò che amo fare e alle persone a cui voglio bene. Perdersi fa bene, ogni tanto, aiuta a ritrovare la propria vera strada.

– La tua vita reale, il tuo lavoro, i tuoi passatempi e la tua famiglia come influiscono sulla tua scrittura? Anche nei momenti più pieni della mia vita ho sempre trovato tempo per scrivere, è la dimensione in cui mi rifugio. Per me non è semplice passione, è una priorità, quindi devo trovare il tempo per farlo, a costo di mettere in secondo piano altri impegni.

– Chi ti sta intorno conosce questo tuo lato? Come si approcciano con la te scrittrice? Non tutti lo sanno. Considero la cosa un fatto molto privato e personale, non so come dire. Scelgo io a chi dirlo e se dirlo, e in tal caso quanto approfondire l’argomento; ma in linea di massima le persone vicine capiscono cosa significa per me e lo prendono molto seriamente, mi sostengono, mi appoggiano, ma sanno anche sgridarmi duramente e rimangono realiste – come voglio che facciano, del resto.

– Se potessi parlare con la te stessa del passato, quanto indietro andresti e cosa le diresti? Molto indietro, a quando andava al liceo e si è preclusa scelte diverse perché non se ne sentiva all’altezza.  Tornerei a quei tempi, la prenderei a schiaffi e le urlerei “Osa! Non dubitare di te stessa e non ascoltare gli altri, credici fino all’ultimo e osa.” Colgo l’occasione per rivolgere il messaggio a chiunque lo legga adesso. Crediate in cosa fate, in cosa siete, e combattete.

– Spesso nella scrittura c’è un’impronta che ci distingue dalla “massa”. Nella tua quale pensi sia? Credo lo spessore psicologico dei personaggi e la narrazione dei sentimenti che li agitano. Niente è lasciato al caso. Le cose che dicono, che fanno, i loro gusti, i modi di rispondere e di reagire. Di solito ne escono persone vere, credibili, forse troppo. I lettori non fanno che ripetermi “è come essere fra loro, sembrano vivi”. Per me lo sono, naturalmente, ma riuscire a trasmetterlo è un vero traguardo.

– Quello che hai scritto fino a oggi, ha un filo conduttore? Cosa accomuna tutte le tue opere? Il realismo. I libri che ho scritto e intendo scrivere non sono adatti a sognare, me ne rendo conto. Hanno personaggi reali, difettosi; parlano di storie poco romantiche, con risvolti o aspetti scomodi. L’amore non sempre migliora, non sempre è equilibrato né ricambiato allo stesso modo, la famiglia non sempre ama, i sogni non sempre si realizzano, e spesso si perdono le persone che si amano. Mi piace raccontare la realtà, anche se so – e capisco – che molti preferiscono sognare.

– Dopo aver pubblicato “With your eyes”, che progetti hai? Devo pubblicare il quarto volume della saga fantasy che scrivo sotto nome autentico. In campo M/M non saprei. Ho qualche breve racconto con cui partecipare a delle antologie, e per quante idee in realtà vorrei proporre al pubblico, aspetto di vedere come verrà accolto “With your eyes”. Per me è molto importante l’esito di questa pubblicazione, ne dipende buona parte dei prossimi progetti.

– Sei una lettrice? Quali generi prediligi? Lettrice dipendente, direi. Non mi precludo niente, in realtà, ma sicuramente ho generi preferiti e meno preferiti. Al momento – lo preciso perché non è stato sempre così e probabilmente non lo sarà per sempre – non amo leggere i fantasy, sebbene ne scriva, specialmente se ci sono vampiri e mutaforma. Proprio no, li schivo. E non amo thriller e polizieschi perché non mi suscitano nessuna emozione. Di solito mi annoiano e non li trovo credibili perché è un mondo che conosco bene, quindi difficilmente mi convincono. Tutto il resto lo adoro.

– C’è un libro che rileggeresti mille volte? Forse “Il Piccolo Principe”. Condensa grandi verità in pochissime e semplici pagine.

– Ti viene chiesto di incoraggiare un autore a diventare self… cosa gli diresti? Prima di tutto leggi tanto, e non libri qualsiasi, ma alta letteratura. Le ossa si fanno con i classici e i libri di grandi autori. E studia, approfondisci la tua lingua, rivedi la grammatica, abbi sempre dei dubbi su verbi e termini, varia la punteggiatura, sii originale ma fluido, cerca un tuo stile, confrontati tanto e cerca prima le critiche dei complimenti. Accetta di non piacere e non farti abbattere dagli ostacoli, prendili come sprono per insistere di più e meglio. Non passare troppo tempo sui social, non fare paragoni, non invidiare e non giudicare gli altri. Non fare tutto da solo e non ascoltare solo i pareri di amici o di quelli puramente entusiasti, quando puoi rivolgiti a dei professionisti, frequenta gente che ne capisca, da cui imparare, non aver paura di circondarti di persone migliori di te perché tireranno fuori solo il tuo meglio. Scrivi, scrivi, scrivi. E soprattutto, scrivi ciò che hai voglia di scrivere. Devi amarlo.

– Un argomento spinoso attuale è l’uso di uno pseudonimo per pubblicare un genere diverso. Tu lo faresti? Lo faccio già. Uso questo per occuparmi di narrativa M/M e LGBT, non perché abbia paura di pregiudizi o simili, ma semplicemente per facilitare il pubblico. Chi mi segue sotto nome vero probabilmente si aspetta altri tipi di lavori, per cui è una scelta pensata per i lettori, non per me.

– Hai trovato la leggendaria Lampada Magica. Quali sono i tuoi tre desideri? Sono banale, vi avverto: 1. Farei tornare alcune persone che ho perduto; 2. Chiederei una quota di felicità per altre che mi sono vicine e che purtroppo ne hanno avuta troppo poca nella vita; 3. Rinascere finalmente uomo.

– Che rapporto hai con gli animali? Di riverenza. Hanno tanto da dare e da insegnare, sotto molti aspetti. Spesso sono più umani di noi. Senza contare che vivo con tre gatti e ho avuto animali di tutti i tipi, con alcuni dei quali ho instaurato legami familiari a pieno titolo.

Adesso parliamo un po’ del tuo libro…

Titolo: With your eyes

Genere: Contemporaneo M/M

Pagine: più di 400

Formato: e-book

Dove lo si può acquistare (links): sarà su tutte le piattaforme (Amazon, Kobo, GooglePlay, etc.) https://www.amazon.it/your-eyes-M-Grey-ebook/dp/B076FZ2P5S/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1509179443&sr=8-1&keywords=with+your+eyes

– Dicci in non più di dieci righe di cosa parla. Racconta la storia di Trevor e Shawn, due ragazzi molto diversi che si innamorano. Trevor rientra a Baltimora per laurearsi, dopo un’esperienza all’estero, e conosce Shawn, il fratello non vedente di un amico. All’inizio ne è spaventato e imbarazzato, lo evita, lo compatisce; poi scatta l’amicizia che si evolve gradualmente in qualcos’altro. Shawn lo conquista con la sua ironia, l’entusiasmo, e soprattutto facendolo entrare nella sua realtà. Il libro racconta innanzitutto questo: la scoperta del diverso, la sconfitta della paura, il cambiamento, e l’amore ne è causa e conseguenza al tempo stesso. Esistono poi molti temi secondari, come il rapporto con la famiglia, la società e gli animali, la lontananza, la difficoltà di fare scelte importanti, la rinuncia.

– Com’è nata l’idea che ha dato vita a With your eyesQuesta è difficile. Diciamo che tendenzialmente ho un debole per le tematiche delicate e scomode, che siano forme di emarginazione, malattia, diversità. La cecità è una cosa che mi ha sempre spaventato, era molto tempo che pensavo di affrontarla per due ragioni: la prima, esorcizzare questa paura, almeno in parte. Ammiro immensamente lo spirito delle persone che, pur prive di cose importanti come in questo caso la vista (ma potrebbero essere tante altre cose come salute, famiglia, diritti), non si arrendono e riescono a cogliere il bello della vita. Le trovo meravigliose. E secondo, per invitare a riflettere sul tema dell’invalidità, della diversità, dei pregiudizi in generale.

Poi nel libro ammetto che ci sono molte altre cose sotto forma di metafora, ma non credo sia la sede per svelarle.

– Com’è nato il titolo? Da un discorso di Trevor rivolto a Shawn. “Coi tuoi occhi” ricorre più di una volta, richiama soprattutto la chiusura del libro, è una frase che cerca di incarnarne l’intero messaggio.

– Perché la gente dovrebbe leggere il tuo libro e, come pensi che questa storia possa cambiare il mondo e le persone? Perché è un’arringa contro i pregiudizi, ambisce ad abbattere gli stereotipi e la paura di chi percepiamo “diverso” o in qualche modo non lo consideriamo nostro pari. E poi perché vorrebbe davvero mostrare in quanti altri modi si possa vedere, quanto di bello ci sia nelle cose che ci circondano e che spesso trascuriamo.

– È il tuo libro di esordio o hai già pubblicato qualcos’altro? (se non è il primo dicci quali sono gli altri) No, non è il primo. Sotto nome vero sto pubblicando una saga fantasy e nel settore M/M il mio nome è associato alla saga omoerotica di “Breakthru”, al momento composta da tre volumi di cui uno spin off, “Ecstasy”, che si può leggere indipendentemente dai precedenti.

– Perché proprio il genere contemporaneo? È quello che preferisco di solito scrivere o leggere, perché permette una maggiore immedesimazione. Nel contemporaneo ritroviamo i problemi, la quotidianità, il bene e il male del nostro tempo. Se invece mi si chiede perché M/M, beh… Ho bisogno di immedesimarmi, quando si parla di amore. In questo tipo di coppia riverso cosa mi sento e cosa desidero.

– Il personaggio principale di With your eyes è? È un essere umano o una creatura fantastica? Descrivicelo con 3 aggettivi.

Direi che, anche se una storia d’amore, il protagonista principale è Trevor. Un umano, umanissimo, con pregiudizi e paure.  Il punto di vista primario è il suo, come suo è il viaggio di scoperta nel mondo di Shawn. Com’è? Shawn direbbe “gentile, divertente, premuroso”. Io, che non ne sono innamorata, ci metto “determinato, testardo, (ma) galante”.

– Durante la trama di consuetudine che il protagonista evolva. Se lo fa, in che modo avviene? La domanda è davvero importante per questo libro. La storia narra infatti un grosso cambiamento, la scoperta di un mondo diverso dal proprio. Trevor è un ragazzo come tanti, abituato a guardare l’esteriorità, dare peso all’immagine. Quando si addentra nel mondo di Shawn, inizia un percorso irreversibile in cui viene guidato dall’amore e, allo stesso tempo, è proprio grazie al cambiamento che avviene in lui che riesce anche a capire e amare Shawn. Sono due cose molto strette. Innamorandosi cambia, e cambiando riesce a innamorarsi.

– Vive una storia d’amore? Caspita, sì. Di grande amore, e non solo per un’altra persona, ma per tutto ciò che questa persona gli insegna.

– Se una mattina lui/lei si svegliasse del sesso opposto quale sarebbe la prima cosa che farebbe? Rimanderebbe il problema per non arrivare tardi al lavoro. Ci tiene.

 – Se si svegliasse animale (o se è un animale se si svegliasse uomo) cosa sarebbe e come reagirebbe? Penso un falco o un’aquila: elegante, strategico, preciso. Che farebbe? Una bella planata fino alla casa del padre di Shawn, per beccarlo (bisogna leggere il libro per capire il motivo).

– Quale sarebbe la prima cosa che ti direbbe se vi incontraste faccia a faccia? «Grazie di avermi dato Shawn.»

– Perché hai scelto di ambientare la tua storia proprio a Baltimora? Non l’ho scelto io, mi ha scelto lei. Ora, so che può sembrare una frase detta per fare colpo, ma è proprio andata così. Ho iniziato a cercare dei posti in generale che si prestassero alla vita di un non vedente, ma fin dalle prime ricerche su università, locali, musei, mi tornava sempre Baltimora. Che magari non è l’unica, anzi, di città così ce ne sono tante, ma per qualche curioso motivo lei era sempre in testa. Mi sono detta: «Non è un caso, la storia deve svolgersi lì.»

 – Secondo te, parlando di libri fantasy, quando incide la creazione di un mondo nuovo in una storia? Ma tantissimo. In un fantasy direi che spesso è prioritario, o si andrebbe su altri generi, come il contemporaneo. Chi scrive e legge fantasy lo fa di solito per trasportarsi/trasportare in un mondo alternativo, con creature, luoghi e leggi differenti; quindi è implicito che debba avere un forte spessore ed essere strettamente legato alla storia, o non vedrei molto la ragione dello scegliere il genere fantasy. Si può usare metaforicamente, certo, ma la trovo una scelta precisa che dovrebbe avere motivi legati alle vicende.

– Oltre a scrivere “With your eyes“, ti sei cimentata nella promozione da sola? Hai fatto il book trailer, delle immagini con degli estratti, delle card o un blog tour? Sì, promuovo sempre da sola. Per questo libro in particolare ho preparato immagini e card, ma non booktrailer, blogtour o giveaway. Non chiedo neanche recensioni ai blog, ma non perché non ne voglia o non mi interessino, anzi. Magari. Però fatico molto a chiedere, ho sempre il timore di seccare gli altri, soprattutto considerando che i blogger hanno già un mucchio di lavoro. Poi potrebbero sentirsi in obbligo di dirmi sì, mentre io vorrei che le persone leggessero per loro desiderio o curiosità qualcosa di mio. E magari ci sono altri libri più interessanti di cui parlare, non so, ho tutte queste fisse e alla fine non chiedo mai a nessuno!

– Se ti venisse offerto un servizio di promozione del tuo libro, cosa vorresti che fosse? Non saprei… Forse sì, un booktrailer, mi piace moltissimo associare immagini e musica alle storie.

– Oltre alla te scrittrice c’è un’altra forma d’arte che ti ispira? Suoni, dipingi…? Magari. Mi piacerebbe avere un talento. Purtroppo no, sono cose che apprezzo da fruitore, in compenso un tempo ero mangaka e ancora oggi creo fumetti stupidi che strappino qualche sorriso. Non sono un’artista, purtroppo.

 – Hai un blog? Se sì ti va di dirci dove e di cosa tratta? Anche quello mi piacerebbe molto, ma richiederebbe un grosso impegno, e al momento non riuscirei a stargli dietro. Siccome sono per il “o si fa bene o non si fa affatto”, aspetto tempi migliori.

– Sei una rilettrice di bozze/editor/revisore? No, mi limito a fare da beta reader per qualcun altro. Non ho la preparazione tecnica per questi ruoli.

 – Quanto ti sei fatta aiutare da chi ti circondava per vedere realizzato “With your eyes“? Abbastanza ma non troppo. Non ho ancora nessuno di cui mi fidi a sufficienza, ed è un problema. Sono così anche nel privato, il discorso “fiducia” per me è un grosso muro. Anche per le (pessime) battute a sfondo finanziario di Trevor non mi sono fatta aiutare, né sui luoghi citati; lo stesso per tutto quello che percepisce e vive Shawn. Mi sono documentata di persona con interviste, video, articoli scientifici.

– E-book o Cartaceo? Amante della carta per sempre, ma purtroppo riconosco che è poco funzionale per quattro ragioni: 1. Occupa spazio, e fidatevi che per chi vive in affitto accumulare libri su libri può diventare un problema; 2. Costa tanto; 3. Pesa da portare in giro e ingombra; 4. Abbatte alberi. E quindi, a parte pochi titoli o classici, vado sull’ebook.

– Su cosa sei solita scrivere? PC, anche se Microsoft Word mi fa proprio arrabbiare.

– Hai qualche rito particolare che fai prima di iniziare a scrivere, ad esempio ascolti della musica? Prima no, durante sì. Musica tanta, e possibilmente una tazza di tè. Non al cardamomo, mi accontento anche del limone (leggere “With your eyes” per capire la battuta).

– Come è nata la cover? Due ragazzi che si baciano nel buio… Il buio era imprescindibile, doveva rappresentare il mondo di Shawn. E poi, ovviamente, la targhetta in Braille, che ha un ruolo nella storia.

– Ti va di regalarci qualche notizia sulla tua prossima pubblicazione? Se parliamo di questo libro in uscita, non saprei che altro dire. Se parliamo di future pubblicazioni, non mi sbilancio. Ribadisco, l’impatto di “With your eyes” sarà determinante per decidere il dopo.

– Condividi con noi una frase, che convinca anche il lettore più reticente ad acquistare il tuo libro….

«Non potrò più vedere le cose come prima. È impossibile. Ormai il tuo modo di farlo filtra ogni cosa. Tu sei fra me e il mondo, sei la lente attraverso cui lo guardo […]. Mi hai insegnato a vedere l’essenza delle cose, dei luoghi, delle persone, e ora non posso più farne a meno.»

 

 

Pubblicato da lisoladiskyeblog

Blog Letterario che promuove e pubblicizza autori italiani di ogni genere nato nel 2015