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Intervista #14 – Silvia Menini

Benvenuti e BENTORNATI Isolani nella rubrica del venerdì con le interviste ai nostri coraggiosi amici autori.

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Questo venerdì vogliamo strafare e vi proponiamo una doppia intervista… oh sì, miei spavaldi curiosoni, ancora una volta vi presentiamo due autrici diverse e i loro libricini per  stuzzicare i vostri ditini ad acquistarne di nuovi  😉 pronti?

SILVIA MENINI

Ciao Silvia, benvenuta sull’Isola di Skye. Grazie per averci dato l’occasione di conoscerti e porgerti qualche domanda. Iniziamo… 🙂

-Chi sei? Innanzitutto grazie mille per questa fantastica occasione. Sono fondamentalmente una sognatrice. Non smetto mai, anche se le cose non vanno sempre secondo i piani. Inoltre, sono un po’ sfortunata… leggermente eh… forse è anche per questo che tutte le mie protagoniste subiscono la stessa sorte. 😉

Quando te lo si chiede tu dai una risposta standard. Se dovessi osare, che cosa risponderesti a noi? Io cerco di non dare mai risposte standard, come avete potuto già notare… Perché non mi piace appiccicarmi addosso una etichetta che vada bene per tutti. Per variare un po’ sul tema… potrei dire: io sono una persona che ama tutto ciò che mi rende felice.

La tua paura più grande in questo momento qual è? Il fallimento. Che è una paura che mi perseguita sempre, non solo in questo momento.

Descrivi te stessa attraverso:

un colore: giallo

un profumo: violetta

un fiore: margherita

un animale: delfino

un luogo: New York

un libro: uno dei miei!!! [BRAVA SILVIA]

una canzone: La via Gluck. Non ho cent’anni, sia chiaro, ma è la canzone che ha accompagnato la mia infanzia…

Ti è mai capitato di attraversare un periodo in cui ti sentivi smarrita? Come hai fatto a superarlo? Oh sì, molte volte. Semplicemente ho aspettato che passasse cercando di vedere cosa di bello la vita mi offriva in quel momento e cercando di accontentarmi. “Guarda ciò che hai e non quello che non hai”.

La tua vita reale, il tuo lavoro, i tuoi passatemi e la tua famiglia come influiscono sulla tua scrittura? Il lavoro tantissimo. Il mio essere cinica e ironica fino allo sfinimento pure. La famiglia poco, anzi, tendo a rendere la famiglia delle mie protagoniste l’opposto di quello che è la mia.

Una cosa che ho in comune con le mie protagoniste sono le mille sfighe che sembrano non finire mai.

Chi ti sta intorno conosce questo tuo lato? Come si approcciano con la te scrittrice? Sono tutti rassegnati. Alle mie lamentele, alle mie ansie, alle mie paure. Poi quando c’è da gioire, però, mi lasciano brindare da sola. Meglio, dico io, tutto il vino per me

Se potessi parlare con la te stessa del passato, quanto indietro andresti e cosa le diresti? Tornerei indietro di 10 anni, credo. Le direi di fare probabilmente scelte diverse, di stare più all’occhio da certe persone, di vivere il presente rispetto a proiettarsi troppo verso il futuro. Di agire meno d’impulso e più con la testa. Che poi servisse veramente a cambiare qualcosa questo è un altro paio di maniche.

Spesso nella scrittura c’è un’impronta che ci distingue dalla “massa”. Nella tua quale pensi sia? L’ironia e il fatto che le mie protagoniste sono comunque reali, con mille problemi che possiamo avere tutte ma che reagiscono a loro modo, magari cacciandosi ancor più nei guai ma sempre con il sorriso sulle labbra e con un piano B in tasca.

Quello che hai scritto fino a oggi, ha un filo conduttore? Cosa accomuna tutte le tue opere? Una situazione lavorativa disastrosa, amori sbagliati per i quali c’è però una speranza proprio dietro l’angolo… Un senso della giustizia smisurato che non sempre trova sfogo.

Dopo aver pubblicato, che progetti hai? Continuare in questa bellissima avventura, sempre che ci sia qualcuno disposto a investire ancora su di me. Non chiedo altro.

Sei una lettrice? Quali generi prediligi? Io leggo tantissimo. Ovunque e di tutto. Ma prediligo i romanzi che mi fanno sognare, incatenare alle pagine con la smania di leggere ancora un po’. Amo quei libri i cui protagonisti diventano tuoi amici e non riesci più a lasciarli andare. Quelli nei quali ti identifichi un po’… troppo. Non c’è un genere specifico… dipende proprio da chi scrive e da come riesce a catturare la mia attenzione.

C’è un libro che rileggeresti mille volte? Il nome della Rosa. È uno di quei libri che non si dimenticano facilmente.

Ti viene chiesto di incoraggiare un autore a diventare self… cosa gli diresti? Che con il self si ha la possibilità di avere il destino nelle proprie mani, di fare tutta la fatica di promozione, che comunque si deve fare anche con una casa editrice, ma che gli introiti poi ti ripagano dello sforzo fatto.

Un argomento spinoso attuale è l’uso di uno pseudonimo per pubblicare un genere diverso. Tu lo faresti? Io sinceramente no, ma capisco chi lo fa. Spesso si viene incasellati in un genere. Di norma il primo con il quale si scrive. Ma uno scrittore è tale perché ama scrivere. Di tutto. Quindi i lettori che amano uno scrittore dovrebbero essere lieti e pronti anche a leggere proposte diverse.

Hai trovato la leggendaria Lampada Magica. Quali sono i tuoi tre desideri? Pubblicare in cartaceo per vedere finalmente il mio libro sulla mensola in camera da letto. Poter viaggiare di più. Poter mangiare una intera torta meringata al limone senza che mi spuntino le bolle in faccia (sono intollerante al lattosio).

Che rapporto hai con gli animali? Io sono cresciuta in mezzo agli animali: galline, cani, gatti, uccellini salvati da morte certa. Vorrei tanto un cane… ma con la vita che faccio sarebbe impossibile.

 

Adesso parliamo un po’ del tuo libro…

Titolo: La peggior settimana della mia vita

Genere: Ironico – con un pizzico di romanticismo e una vena di mistero

Pagine: 126 circa

Formato: eBook

Dove lo si può acquistare (links): Amazon: https://www.amazon.it/peggior-settimana-della-vita-Youfeel-ebook/dp/B06X9K558Z Kobo: https://www.kobo.com/it/it/ebook/la-peggior-settimana-della-mia-vita-youfeel E tutti gli altri store online!

Dicci in non più di dieci righe di cosa parla. 

A trentaquattro anni Camilla è stufa del ruolo marginale e dello stipendio da fame che le sono riservati nell’azienda in cui lavora: ufficialmente area manager per un produttore di patate di ogni formato e sapore, in realtà si limita ad assicurare la quotidiana dose di caffeina alla sua tirannica responsabile. Sospettando una storia clandestina fra questa e il titolare dell’azienda, Camilla escogita un piano per incastrarli e costringerli ad accordarle quanto le spetta. Peccato che Camilla non sia dotata del fiuto di Richard Castle né dell’agilità delle eroine di Occhi di Gatto, il suo cartone animato preferito. Mentre il suo piano infallibile crolla miseramente, un irresistibile sconosciuto incrocia il suo cammino. Una volta. Due. Tre. Un caso? E se, oltre a lei, ci fosse qualcun altro che trama nell’ombra per realizzare i propri obiettivi? Una storia divertente e rocambolesca, un intreccio di intrighi e malintesi in cui l’amore complica – e risolve – ogni cosa.

Com’è nata l’idea che ha dato vita a LA PEGGIOR SETTIAMA DELLA MIA VITA ? È nato veramente per caso. Ho sentito uno stimolo a scrivere ma non sapevo ancora cosa. Ho buttato giù di getto le prime dieci pagine e da lì ho iniziato a costruire. Ma ogni volta che iniziavo a scrivere non sapevo dove andare a parare. Erano i protagonisti che mi “dettavano” e che facevano progredire la storia con le loro avventure.

Com’è nato il titolo? Ogni capitolo aveva una scadenza giornaliera. Dal lunedì alla domenica. Il titolo è venuto quasi naturale.

Perché la gente dovrebbe leggere il tuo libro e, come pensi che questa storia possa cambiare il mondo e le persone? Viviamo in un mondo fatto di routine, di ansie e problemi. Credo che ci dobbiamo dedicare un po’ di più al divertimento in senso stretto. Quel divertimento che si trova nelle piccole cose. Come essere in metro o in fila dal dottore o anche sul divano e dedicarsi a una lettura che possa far sorridere e, perché no, rallegrarci anche la giornata.

È il tuo libro di esordio o hai già pubblicato qualcos’altro? È il secondo che pubblico con Rizzoli YouFeel. Il primo “Se bella vuoi apparire” è sempre di genere ironico con un velo di romanticismo.

Perché proprio il genere romantico ironico? Perché rispecchia tutta me stessa e come io affronto la vita e le avversità che mi pone di fronte.

Il personaggio principale è ? È un essere umano o una creatura fantastica? Descrivicelo con 3 aggettivi. Camilla è reale, pasticciona, sognatrice.

Durante la trama di consuetudine che il protagonista evolva. Se lo fa, in che modo avviene? Camilla evolve innanzitutto capendo che il rapporto che aveva instaurato con Matthew, l’ex fidanzato, è destinato a mutare inesorabilmente. E poi c’è la questione lavoro. Finalmente si è decisa a reagire e a non essere più succube di due capi che la sfruttano e si approfittano della sua bontà. Capirà man mano che le verità che le si sono palesate davanti portano a ben altro rispetto a quello che pensa lei.

Vive una storia d’amore? Sì. Camilla è ancora molto legata all’ex fidanzato. Ma durante il suo percorso di “vendetta” capisce che il loro legame sta maturando. Durante le sue mille vicissitudini, incontrerà anche un ragazzo misterioso… e non aggiungo altro per non svelare troppo.

Se una mattina lui/lei si svegliasse del sesso opposto quale sarebbe la prima cosa che farebbe? Griderebbe in preda al panico più assoluto.

Se si svegliasse animale (o se è un animale se si svegliasse uomo) cosa sarebbe e come reagirebbe? Sarebbe un Gatto di sicuro! e andrebbe a curiosare nelle case altrui.

Quale sarebbe la prima cosa che ti direbbe se vi incontraste faccia a faccia? Mi proporrebbe un aperitivo per discutere su come far fuori il capo.

Perché hai scelto di ambientare la tua storia proprio a Milano e dintorni? Io sono originaria di Verona ma sono stata adottata da Milano, città che amo molto. Ho voluto rendermi più facile l’ambientazione e renderla più simile a come vivo io.

Oltre a scrivere, ti sei cimentata nella promozione da sola? Hai fatto il book trailer, delle immagini con degli estratti, delle card o un blog tour? Io sono totalmente negata nella promozione dei miei libri. Soprattutto perché sono eBook e quindi devo escludere le presentazioni in libreria. Faccio quello che posso, con tutti i miei limiti. Ho fatto delle cartoline, ho chiesto recensioni, interviste, pubblico quotidianamente su Facebook a costo di risultare antipatica e perdere amici che, stremati dal mio spam, si rifiutano di subire oltre. È un mondo duro e competitivo e io sono un po’ imbranata, ma faccio quello che posso.

Se ti venisse offerto un servizio di promozione del tuo libro, cosa vorresti che fosse? Un BlogTour, una promozione che lega magari il mio libro ad altre tipologie di prodotto e magari anche delle presentazioni “dal vivo”.

Oltre alla te scrittrice c’è un’altra forma d’arte che ti ispira? Suoni, dipingi…? Sono negata con gli strumenti musicali. Ho tentato con la chitarra e il pianoforte. Tralascio il fatto che ero un vero e proprio disastro e che non sono mai arrivata a comporre una melodia che fosse orecchiabile. Ogni tanto mi sono cimentata nel disegno e devo ammettere che da un po’ di tempo a questa parte ho pensato di cimentarmi nuovamente. Ma la forma d’arte che amo più di tutte è proprio la scrittura. Sono giornalista pubblicista e scrivo di tutto! E poi il vino. Sono Sommelier non professionista e credo di poter definire anche questa una forma d’arte.

Hai un blog? Se sì ti va di dirci dove e di cosa tratta? Sì, si chiama “Il Cavalibri” e abbino ad ogni libro un vino, seguendo i principi base di abbinamento cibo-vino. Un vero spasso anche perché mi fornisce la scusa perfetta per provare ogni volta vini diversi! E no, per chi se lo stesse domandando… non faccio parte degli Alcolisti Anonimi…

Sei una rilettrice di bozze/editor/revisore? Lavoro molto sui miei romanzi ma spesso per le proprie “creature” credo che ci voglia anche un occhio esterno. Ho aiutato però molti amici a fare la revisione dei propri romanzi ed è un “lavoro” che mi appaga molto.

Quanto ti sei fatta aiutare da chi ti circondava per vedere realizzato il tuo progetto? La scrittura è un “lavoro” che per me è solitario. Scrivo, rimugino, riscrivo, cancello… insomma il mio processo creativo è decisamente fatto da me stessa. Per quest’ultimo mi sono confrontata sulla parte del “mistero” per essere sicura di non scrivere castronerie ma per il resto è stato tutto farina del mio sacco. Ho chiesto poi ad un’amica di darci una occhiata finale per essere sicura che la grammatica e la sostanza fosse ok.

E-book o Cartaceo? Urca! eBook perché le mie due creazioni sono tali. Ma il sogno è il cartaceo. Anche se io sono ormai una fan dell’eReader del quale sono diventata ormai dipendente e non nego che ha una comodità che il cartaceo non potrà mai avere.

Su cosa sei solita scrivere? Per quanto riguarda i romanzi scrivo un po’ di tutto. Ironico, romantico, ma ho scritto anche un romanzo più storico-intimista che affronta temi più impegnativi ma sempre con una vena ironica, per sdrammatizzare il tutto. Chissà se vedrà mai la luce…

Hai qualche rito particolare che fai prima di iniziare a scrivere, ad esempio ascolti della musica? No, quando mi prende il pallino della scrittura o ho in testa una frase o una vicenda che voglio buttare su carta, apro semplicemente il pc e inizio a scrivere.

Come è nata la cover? Una bellissima sorpresa da parte della casa editrice. Non avrei potuto desiderare nulla di meglio

Ti va di regalarci qualche notizia sulla tua prossima pubblicazione? Eh… saperlo! Ad oggi ho abbozzato le prime pagine del mio nuovo romanzo… ma aspetto che i personaggi prendano piede e mi facciano sapere come vogliono far proseguire la storia. Magari stasera chiedo a loro che tempistiche hanno in mente! [FACCI SAPERE!]

Condividi con noi una frase, che convinca anche il lettore più reticente ad acquistare il tuo libro….

«Dai Camilla, non fare la cretina!»

Non mi lascio distrarre dal richiamo disperato di Matthew e proseguo. Ho un obiettivo e pure tutte le intenzioni di raggiungerlo. M’immobilizzo per un rumore quando noto un gatto sbucare da dietro l’auto e, rilassando i muscoli, ricambio il suo sguardo circospetto. Più sono nervosa, più probabilità ho di fallire. E il fallimento non è contemplato, anche perché rischierei di passare un mare di guai. Continuo col mio passo felpato lungo il muro che costeggia la casa e, intanto, spero con tutta me stessa che sia abbandonata; ma ho i miei dubbi, lo riconosco.

 

Pubblicato da lisoladiskyeblog

Blog Letterario che promuove e pubblicizza autori italiani di ogni genere nato nel 2015